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Quanto spesso coinvolgi i tuoi giocatori nell’allenamento?
Sembra una domanda stupida, no?
Che vuol dire? Certo che li coinvolgo, devono allenarsi loro, mica io.
Verissimo, ma non è questo quello che intendo.
Un errore banale quanto importante
“Mister, che facciamo oggi?” mi chiedono spesso i ragazzi quando arrivano al campo.
Io, quasi sempre rispondo: “Allenamento”, seguito da una risata.
Credo di essere simpatico, quando invece vedo la loro espressione cambiare in peggio.
Ma in peggio come?
Non mi sono mai posto il problema fino a quando non ho letto un capitolo del libro “The Trusted Advisor” (il consulente di fiducia, in italiano).

Il capitolo si intitola “Costruire la fiducia nel progetto attuale” e presenta una frase che mi è rimasta impressa:
Per costruire fiducia è necessario coinvolgere il cliente nel processo tenendolo informato su cosa succederà, quando, e perché.
Leggendo questa frase ho pensato alla situazione descritta sopra.
Prima di capire come applicare questa frase e soprattutto perché, è necessario capire cosa si cela dietro quella domanda: “mister, cosa facciamo oggi?”
Cosa c’è dietro questa domanda?
Questa non è una domanda banale, e non va assolutamente sottovalutata.
Il ragazzo che te la fa, prima di tutto, è disposto a capire. Vuole sapere cosa sta per imparare, e già questo ti dice qualcosa su di lui, su quanto sia presente quel giorno, su quanto abbia voglia di essere lì.
Ma a volte dietro c’è qualcos’altro.
A volte è paura: paura della fatica, paura di non essere all’altezza di quello che gli chiederai, paura dell’ignoto. Quando è paura, un errore grave è quello di ignorare la domanda.
Poi c’è la curiosità. Non tutti i ragazzi ti faranno questa domanda, e anche questo ti dice qualcosa.
Chi non la fa mai potrebbe semplicemente essere timido, oppure ha smesso di chiedersi dove sta andando.
Quando un ragazzo che di solito è curioso smette di esserlo, lì c’è qualcosa da guardare. Qualcosa è cambiato, e quel qualcosa va approfondito prima che diventi un problema.
Perché quella risposta?
Prima di scoprire come e perchè applicare quella frase potrebbe cambiare il modo in cui alleni, voglio dirti il motivo per cui rispondevo sempre in quel modo: “Allenamento”.
Voglio fartelo capire con una storia.
È un giorno di metà dicembre, fa abbastanza freddo e quindi decido di aspettare i ragazzi dentro lo spogliatoio. Una volta entrato l’ultimo arrivato, spiego alla squadra l’allenamento che avremmo svolto.
La frase finale è questa:
“Alla fine andremo a fare due serie di corsa variata con il prof Luca”.
A questo punto noto qualche faccia perplessa, però so che hanno capito l’allenamento.
Andiamo in campo, facciamo un po’ di riscaldamento, un esercizio tecnico e poi preparo un possesso palla ad alta intensità.
C’è un problema durante il possesso, però: lo stanno interpretando con zero intensità. Li fermo e chiedo cosa non va, ma nessuno risponde.
Dopo 3 minuti, mentre il possesso è ancora in corso, origlio uno scambio di battute che mi fa pensare.
“Piano oh, piano”
“Ma perché?”
“Ma che sei matto, dopo c’è la corsa variata”
In quel momento capisco che hanno paura di fare troppa fatica, sentono la necessità di tenersi qualche energia per le corse finali.
Questo è stato uno dei motivi per cui raramente ho presentato l’allenamento prima del suo inizio.
Magari questa è una particolarità di quella squadra, non lo so, però ho sempre pensato che affrontare un blocco di allenamento alla volta potesse essere la cosa migliore per alzare l’intensità.
“Se non sai cosa c’è dopo non pensi a risparmiarti” pensavo.
Non ero a conoscenza degli effetti negativi che invece potesse avere questo atteggiamento.
Andiamo al prossimo capitolo e scopriamolo.
Cosa succede se presenti l’allenamento
Se presenti l’allenamento prima di iniziare coinvolgi i tuoi giocatori.
Se coinvolgi i tuoi giocatori, l’intensità aumenta.
Sarà anche una contraddizione rispetto a prima, però mi sono reso conto che questa aumenta per un motivo ben preciso: le spiegazioni prendono meno tempo, liberandone di più per svolgere l’esercitazione e diminuire le pause.
Questo perché il giocatore sa già cosa va ad affrontare, basta un richiamo all’esercitazione e parte già pronto e concentrato sul compito.
Inoltre, se siamo bravi a spiegare il “perché” di quella proposta, i giocatori lo assimileranno meglio.
Presentare gli obiettivi dell’allenamento può quindi aiutarci a far passare un messaggio migliore. Il ragazzo capisce subito il focus dell’allenamento e su quali particolari deve porre la sua attenzione.
Un ulteriore vantaggio è quello di eliminare il dubbio, tagliamo il “Chissà cosa faremo oggi”.
In questo modo anche l’ambiente è percepito come più sicuro, so già cosa succederà e quindi posso concentrarmi interamente sul compito senza dover rimanere all’erta per un possibile cambio inaspettato.
Ed è questo il punto più importante:
Un ambiente sicuro permette di creare momenti di crescita più intensi.
Metodi per non spendere tempo extra
Se non vogliamo utilizzare ulteriore tempo o non vogliamo spiegare l’allenamento prima di entrare in campo per qualsiasi ragione, ad esempio se sappiamo che qualche ragazzo può arrivare leggermente in ritardo, possiamo utilizzare due metodi per presentare l’allenamento prima del suo inizio.
Possiamo stampare un foglio da lasciare dentro lo spogliatoio, in questo modo i ragazzi man mano che arrivano se lo leggono.
Questo metodo è particolarmente efficace perché vedere concretamente l’allenamento permette al cervello del ragazzo di elaborare meglio la proposta, in modo da rimanere più impressa nella mente.
L’altro metodo, che ho usato saltuariamente nelle ultime due stagioni, consiste nello sfruttare la tecnologia.
Possiamo inviare un PDF sulla chat di squadra, banalmente.
Il problema di questo metodo è che è più dispersivo, non riesci a sapere veramente chi ha guardato il file, e soprattutto se lo hanno guardato con intento oppure no.
Personalmente preferisco il foglio.
Essendo posizionato dentro gli spogliatoi è più vicino al momento dell’allenamento e quindi ricopre un ruolo più importante nella mente del giocatore, rispetto a leggerlo 3 ore prima a casa o a scuola.
Anche se fossi un giocatore preferirei il foglio, mi darebbe un senso di maggiore cura da parte del mister. In più il foglio è disponibile anche senza telefono a portata di mano.
Quella domanda: “mister, cosa facciamo oggi?” spesso è un bisogno di orientamento.
Un ragazzo che sa dove sta andando si muove diversamente da uno che aspetta di scoprirlo strada facendo.
La fiducia si costruisce anche così: non solo con quello che fai in campo, ma con quanto li fai sentire partecipi di un progetto che capiscono.
Rendiamo protagonisti consapevoli i nostri giocatori.
Presenti mai l’allenamento prima di iniziarlo?
E se lo presenti, dicci quale metodo utilizzi e quali vantaggi riscontri.
Essere e Allenare è quello spazio dove allenatori di ogni categoria possono confrontarsi sul come essere allenatore.
Unisciti allo spazio e inizia a condividere le tue esperienze.


