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Migliorare come allenatore: spingiti oltre il patentino.

11 Marzo 2026
migliorare come allenatore: copertina dell'articolo.

Indice

  • L’episodio di domenica
  • Il campo ti insegna solo se sai ascoltarlo
  • La tattica funziona. E tu?
  • Lo specchio che nessuno vuole guardare
  • Ora fai il primo passo.
  • Altri articoli
  • Commenti

L’episodio di domenica

Un episodio di una domenica qualunque — e due domande scomode.

Nella società in cui alleno assistiamo ad almeno 4 partite di settore giovanile nel fine settimana.
Capita molto spesso che uno di questi 8 allenatori, in un momento della partita dica o faccia qualcosa che mi riporta a questa domanda:
come migliorare come allenatore, oltre la tecnica e la tattica?

È vero, in Italia siamo molto forti sull’aspetto tattico e su quello tecnico, ci informiamo tantissimo e ci sono una marea di siti, corsi e strumenti dai quali prendere spunto.

D’altro canto, è anche vero che tutto ciò che va oltre a questi due aspetti è spesso trascurato da chi fa formazione, specialmente per un ruolo come quello dell’allenatore dove non conta solo sapere la tattica e la tecnica ma che “deve saper fare tutto”.

Proprio domenica ho assistito a questo episodio nella partita dell’under 15:

É il minuto 10 del secondo tempo, uno dei due mister effettua una sostituzione: esce il numero 8 ed entra il numero 15, un esterno d’attacco con una buona padronanza del pallone e anche molto fantasioso, che chiameremo Antonio (nome inventato).

Dopo due minuti dal suo ingresso, al primo pallone che tocca, Antonio prova un dribbling ma, cadendo, perde la palla e la sua squadra prende un grossissimo contropiede.
Finita l’azione il mister si gira verso Antonio, agita nervosamente le braccia, e urla: “Sei entrato ora, rincorri o ti levo immediatamente, non mi interessa!”.

Ora, io non ho la possibilità di giudicare se, in quel caso specifico, quel modo di fare sia stato giusto o sbagliato, magari Antonio è uno che è avvezzo a comportamenti di questo tipo: il classico ragazzo che gioca solo quando ha la palla. Ne ho allenati almeno 3 come lui e so cosa significa avere a che fare con loro.

Le mie domande per questo allenatore sono due.

La prima è: “Sei consapevole dell’impatto di ciò che dici e di come ti comporti?”

L’altra è: “Nel caos della partita e del contropiede preso, sei sicuro di aver visto bene ogni singola cosa che è successa?”

Perché io quel numero 15 l’ho visto rialzarsi e andare a prendere il posto di un compagno che non stava riuscendo a rientrare, e ora sto pensando a come giocherà la prossima palla, se con coraggio o con paura.

Mister, hai pensato a questa cosa, oppure hai solo pensato a sgridarlo?


Il campo ti insegna solo se sai ascoltarlo

La differenza tra esperienza accumulata ed esperienza elaborata. Cosa cambia davvero dopo dieci anni in panchina.

Mi ci sono voluti dieci anni di esperienza per capire che, se vuoi veramente essere un allenatore migliore, devi lavorare su te stesso nello stesso modo in cui lavoreresti sui tuoi giocatori, se non meglio.

Un allenatore che si migliora costantemente farà crescere i giocatori che gli sono stati affidati.

L’episodio che ti ho raccontato mi è capitato in prima persona 3 anni fa.

Quel giocatore (come fosse Antonio di domenica) poi mi venne a parlare, chiedendomi spiegazioni, e io lo liquidai con le solite frasi di rito: “Sei bravo ma devi giocare per la squadra”; “Non puoi essere attivo solo quando hai la palla”.
Insomma, hai capito la situazione.

Il pomeriggio mi sono visto il video della partita e mi sono accorto che quello che gli avevo detto al campo era sbagliato. 

Avevo notato, infatti, che una volta persa palla, lui era andato a coprire il terzino che era partito in sovrapposizione, ma io, preso dalla partita, non me ne ero assolutamente accorto.

È questa la differenza tra esperienza accumulata ed esperienza elaborata.

La prima descrive quello che è successo, sono i racconti e le storie vissute nel corso del tempo.

La seconda implica un passaggio fondamentale, ovvero trasformare la storia vissuta in una conoscenza esplicita. Per fare ciò bisogna prima chiedersi:
Quanto hai analizzato di quello che ti è successo?
Cosa puoi apprendere e portare in campo il giorno dopo?

La registrazione della partita mi ha permesso di crescere e, se c’è un aspetto dove possiamo migliorare come allenatori, è senza dubbio la crescita personale. Non quella tecnico-tattica, che è semplice e ci viene quasi naturale, vivendo il contesto tutti i giorni. Ma quella che va oltre: il saper comunicare, il saper osservare, per esempio.

Solo se creiamo una routine di crescita personale possiamo veramente migliorare come persona e di conseguenza come allenatore.


La tattica funziona. E tu?

Comunicare e osservare: le due competenze che nessuno ti ha insegnato.

Cosa avrà pensato Antonio mentre il mister lo sgridava?

Il mister è stato in grado di capire cosa ha provato Antonio?

Ha fatto caso alla sua postura o alla sua espressione oppure se ne è bellamente fregato?

Queste domande devono aiutarci a capire come possiamo migliorare come allenatore. Ci devono aiutare a sviluppare il nostro pensiero e devono portarci a studiare.
Questo perché se non conosciamo l’impatto che le nostre azioni hanno sugli altri potremmo fare danni senza nemmeno accorgercene.

Capire cosa vogliamo comunicare e cosa gli altri ci comunicano, verbalmente e non, è fondamentale per trasmettere i messaggi in maniera consona.
Come allenatori vogliamo che la nostra comunicazione colpisca il destinatario con tutta la potenza che avevamo programmato nella nostra testa, per farlo dobbiamo studiare.

Ti faccio un esempio:

Se il mister invece di dire: “Sei entrato ora, rincorri o ti levo immediatamente, non mi interessa”, avesse detto: “Anto, è giusto provare, ma se perdi palla devi provare a riconquistarla”: come sarebbe cambiato il messaggio?

Il messaggio è rimasto lo stesso, quello che cambia è la percezione. Il ragazzo non si sentirà attaccato ma, probabilmente, si sentirà spronato.

Qui devo chiedere scusa a tutti coloro che ho allenato e che hanno subito questo trattamento.
Scusate, non avevo ancora studiato abbastanza.

Ma è proprio questo il punto: certe volte la tattica e la tecnica sono giuste, il problema per cui non raccogli quello che speri di raccogliere lo trovi dentro di te, non fuori.

Imparando a comunicare e ad osservare con attenzione, potrai capire il problema al tuo interno, lavorarci, e tirare fuori il massimo da te stesso per la crescita dei tuoi giocatori.

Certe volte i giocatori non ci seguono per le idee, ma per come riusciamo a comunicarle.


Lo specchio che nessuno vuole guardare

Due frasi che mi vergognavo ad ammettere, e cosa ho imparato.

Mi salta spesso all’occhio una situazione che ho vissuto in prima persona, un difetto che riesco a riconoscere velocemente proprio perché so quali comportamenti osservare.

Questo é lo specchio che non avrei voluto guardare ma che mi è stato sbattuto in faccia 2 anni fa.

Quando ero più giovane e inesperto pensavo spesso:
“Ah si, che lo guardo a fare l’allenamento di questo, tanto da lui non posso imparare nulla”.

Questa seconda frase invece, la ripetevo tra me e me quando, alla fine dell’anno, si avvicinava il momento del rinnovo:
“L’anno prossimo chiedo 200 euro in più perché ho fatto questo, questo e questo”.

La prima frase l’ho abolita quando mi sono ritrovato in Nazionale. Lì sono riuscito a capire l’importanza di osservare tutto con occhi nuovi e sgombri da pregiudizi.

La seconda frase è più difficile da abbandonare.

Quel pensiero del “tutto ti è dovuto” che deriva dalla mia mentalità ancora giovanile, quella parte di me che vorrebbe spaccare il mondo.
Sto cercando di abolire questo pensiero perché nel tempo ho imparato che non porta a nulla, anzi causa solo scenari peggiori: le persone che ti stanno intorno iniziano ad allontanarsi e i dirigenti ti vedono spesso come quello che “tutto vuole e nulla porta”.

Uno dei più grandi pregi che può avere un allenatore è, secondo me, la volontà di fare del bene agli altri senza volere nulla in cambio, ma solo per il piacere di farlo.

Questa mentalità, che sto cercando di sviluppare anche in me stesso, credo sia l’essenza dell’essere allenatore.
Se emani questo senso di servizio, i giocatori ti seguiranno, perché capiranno che quello che stai facendo lo stai facendo per loro.
Questo è uno dei punti chiave per migliorare come allenatore.

Con questa mentalità abolisci la frase:
“Usa la tua squadra come un asset per fare carriera”.

Prima di tutto, cosa vuol dire “fare carriera”?

Per me, personalmente, dire di aver fatto carriera corrisponde a sapere di aver fatto la differenza, di aver lasciato qualcosa ad ognuno dei ragazzi che ho allenato.

Alleno per questo obiettivo.

Una frase che sento molto mia e che mi piace dire nella riunione di fine stagione è questa:
“Se sono riuscito a lasciare qualcosa ad ognuno di voi, un insegnamento che sia positivo oppure una visione diversa della vita, allora giudicherò la mia stagione un successo, a prescindere dai nostri risultati”


Ora fai il primo passo.

Tre cose concrete che puoi fare da subito.

Le parole sono nulla senza azioni concrete.

Quindi facciamo un piccolo ripasso e poi ti offro 3 consigli concreti che puoi applicare subito, sue vuoi migliorare come allenatore.

Abbiamo visto che la crescita personale può rivelarsi un fattore fondamentale. Abbiamo visto che essere consapevoli del proprio impatto, saper comunicare e saper osservare sono caratteristiche importanti per far sì che la squadra ci segua. Abbiamo visto che capire le proprie emozioni e i propri motivi ci può aiutare nel portare in campo una mentalità che dà priorità al servizio verso i ragazzi e non verso la nostra carriera.

Io credo che queste caratteristiche possano fare di chiunque un allenatore migliore.

A questo punto, cosa puoi fare tu, per essere un allenatore migliore?

Ti sarai già fatto un’idea basata sulla tua esperienza personale, io posso solo dirti che il punto di partenza è solo uno:

Mettersi in discussione.

Sapere di non sapere e quindi cercare il modo per sapere sempre di più.

  • Consiglio 1:
    Dedicare del tempo a leggere un libro, che non parli di calcio direttamente, credo che possa essere un buon punto di partenza per sviluppare competenze e diventare un allenatore eclettico e che sa padroneggiare le sue emozioni.
  • Consiglio 2:
    Registrare le partite e gli allenamenti, se vuoi anche le riunioni nello spogliatoio, può aiutarti a diventare un allenatore più consapevole del tuo impatto, di come comunichi e di come osservi.
  • Consiglio 3:
    Se vuoi applicare una mentalità di servizio devi prima rispondere a questa domanda: “Se io fossi un giocatore della mia squadra, quali consigli vorrei ricevere e come vorrei essere trattato?”

Ora che sai questo, la decisione è nelle tue mani.

Puoi scegliere di non fare nulla oppure puoi iniziare a cambiare il tuo modo di essere allenatore, giorno dopo giorno.

Cosa può succedere se ti metti in discussione?

Che allenatore sarai tra un anno?


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